Dionigi Faccenda (OVH in Italia): «Zero lock-in»

Fondata in Francia 18 anni fa, da un giovanissimo tecnologo di origine polacca, Octave Klaba, e oggi classificato al terzo posto nel mondo, e primo in Europa, con i suoi venti data center e gli oltre duecentomila server ospitati, OVH si attrezza anche per veicolare la sua proposta verso comparti che, prima del cloud computing, resistevano addirittura alle semplici formule di outsourcing. Presenza capillare, costi e contratti trasparenti, competenze tecniche e affidabilità certificata. In meno di vent’anni, il cloud provider ha consolidato una leadership a livello globale. Uno dei segnali più indicativi della trasformazione in atto riguarda la relazione tra imprese e fornitori di tecnologie. Il cloud computing, sempre più pervasivo, cambia le dinamiche e gli interlocutori. L’hosting di infrastrutture è un servizio sempre più trasversale. «I responsabili IT delle imprese agiscono sempre più da suggeritori nei confronti di altre funzioni, come le risorse umane, che non sono meno interessate agli aspetti applicativi, alla sicurezza, alla tutela della privacy» – spiega Dionigi Faccenda, sales marketing director di OVH in Italia. Il mondo della media impresa è in molti casi più veloce nella progettazione ed esecuzione dei piani di migrazione al cloud. OVH viene incontro a questa esigenza, offrendo formule contrattuali esenti da vincoli di “lock-in”. «La nostra aderenza agli standard di settore consente ai nostri clienti di accedere ai servizi molto rapidamente, ma anche di cambiare idea e spostarsi, nell’arco di poche settimane». E questa è la prima regola di un’infrastruttura davvero elastica e scalabile a piacere. Unite alla qualità dei servizi e alle competenze tecniche, apertura e flessibilità sono gli ingredienti di un successo di un operatore solido e dinamico, che non smette di espandersi anche su scala geografica.

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