Richard R. Ernst: «La mia attrazione per l’arte pittorica tibetana»

Da BergamoScienza, il consiglio del premio Nobel per la fisica di coltivare le proprie passioni per rendere migliore la vita

Di Giuseppe Mariggiò

Nessuna attività professionale da sola può occupare una mente umana per sempre. Parola di Richard R. Ernst, Premio Nobel per la Chimica nel 1991, tra i protagonisti più attesi della XIII edizione di BergamoScienza, che nel 2014 ha ottenuto un grande successo registrando 152mila presenze. Il consiglio per tutti coloro che operano in settori scientifici e tecnologici è di abbinare alla professione prevalente una passione che non ha nulla a che vendere con il proprio campo di attività, rendendo la vita migliore. «Il mio interesse scientifico per la Risonanza Magnetica Nucleare aveva bisogno di un complemento umanistico e artistico» – ha raccontato Richard Ernst nel corso di un conferenza molto particolare dal titolo “La mia attrazione per l’arte pittorica tibetana” introdotta da Marco Leona, direttore del dipartimento di ricerca scientifica del Metropolitan Museum of Art di New York. Per caso, l’arte pittorica tibetana ha svolto questa ruolo di completamento della mia attività di ricerca durante le ultime cinque decadi, sostituendo il mio iniziale amore per la musica classica. La mia affinità con il Tibet risale a una visita che feci in Nepal nel 1968. La filosofia buddista è accessibile attraverso dipinti pieni di colori che seguono uno stretto codice-colore. La filosofia buddista pervade tutto nelle nazioni buddiste e governa tutti gli aspetti della vita. La filosofia buddista è documentata da più di 1000 anni nelle nazioni himalayane di Tibet, Nepal e Bhutan, e ha portato a una lunga continuità di tradizioni. La mia collezione personale di Arte Himalayana è una documentazione affascinante del Buddismo in Asia Centrale.

Richard R. Ernst è intervenuto domenica 11 ottobre a BergamoScienza

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