Videointervista a Francesco Teodonno, Security Business Unit Leader di IBM Italia

Se nel mondo reale i colpevoli lasciano sempre qualche traccia sul luogo del delitto, lo stesso accade nel mondo digitale. Bisogna però avere un sistema in grado di analizzare un numero molto ampio di dati strutturati e non strutturati per capire dove portano queste tracce.

E i sistemi cognitivi, che riescono a gestire enormi moli di dati, utilizzano un linguaggio naturale nell’interazione con le persone e soprattutto hanno capacità di apprendimento, sono e saranno ancora di più in futuro un aiuto molto forte per combattere il cybercrime. Con alcuni esempi di applicazioni come il riconoscimento biometrico, oggi siamo all’inizio di un percorso di trasformazione che porterà il cognitive computing ad avere un ruolo sempre più determinante nella cybersecurity.

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