Forcepoint, come migrare al cloud senza paura, bilanciando agilità e protezione

La scelta del servizio cloud ideale deve partire da una grande attenzione al rischio posto dalla relazione che ciascun membro di una organizzazione ha con i dati fuori e dentro il perimetro aziendale

La diversità oggi riscontrata nelle modalità di approccio al cloud computing dipende molto dalle tipologie di workload e dagli obiettivi del business, osserva Luca Nilo Livrieri, manager sales engineering di Forcepoint Italy e Iberia. «L’industria manifatturiera può avere applicativi molto pesanti che rallentano la migrazione, mentre se il tuo modello poggia sui dati, o devi fare molta customer care, o magari risparmiare su fattori come lo storage di proprietà dove risiedono i data base del tuo gestionale, il cloud è una soluzione sempre più diffusa». L’importante, anche nell’ottica della compliance con le normative messe in atto con il GDPR – e con tutte le problematiche di ownership e collocamento geografico dei dati – è impostare fin da subito una strategia per la messa in sicurezza della piattaforma virtuale di arrivo, coinvolgendo fin dall’inizio i responsabili e i SIO, soprattutto nella loro veste di risk manager capaci di influire sulle future decisioni del business, garantendo una sicurezza realmente by design e by default. «In questo senso. Forcepoint ha maturato esperienze molto positive – sottolinea Livrieri – con clienti che ci chiedono di aiutarli a sfruttare al meglio le nostre soluzioni di cloud access security brokering come alternativa al vecchio firewall perimetrale».

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